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Il progetto «Job trainer disability»

Il progetto «Job trainer disability»

Così gli autistici trovano un lavoro

Un semplificatore fa da «ponte» nel delicato momento di transizione dalla scuola alla professioneInserire persone con disturbo dello spettro autistico nel mondo del lavoro non è semplice, ma possibile. Lo dimostra un progetto sperimentale, chiamato “Job trainer disability”, realizzato a Reggio Emilia dal Centro servizi piccole-medie imprese (Cspmi) che ha ricevuto il plauso della Comunità europea e un finanziamento per esportarlo in altri paesi dell’Unione: Austria, Malta, Spagna e Turchia . La metodologia si basa sulla formazione di un semplificatore, un profilo innovativo che faccia da “ponte” nel delicato momento di transizione dalla scuola al lavoro di persone che presentano disturbi dello spettro autistico o altre disabilità psichiche e intellettive.

I NUMERI - Che non basti una legge per introdurre una persona con disabilità nel mondo del lavoro è dimostrato dai dati resi noti da Isfol (l’Istituto per lo sviluppo della formazione professionale dei lavoratori) al Parlamento nella Relazione sullo stato di attuazione delle norme per il collocamento obbligatorio e mirato delle persone disabili (biennio 2010-2011 gli ultimi disponibili): nell’anno di riferimento sono stati inseriti 22.023 disabili, ma gli iscritti alle liste provinciali speciali del lavoro sono circa 644 mila (circa la metà nel Sud Italia), di cui quasi 65.800 nuovi. Le donne, pur essendo 48% del totale hanno meno possibilità di entrare nel mondo del lavoro: ogni 10 assunzioni 6 sono maschili e 4 femminili.

LA SFIDA - E la situazione si fa più critica quando si affronta il tema delle disabilità intellettive. Anche per assenza di figure che coadiuvino l’ingresso di queste persone in azienda. «Tutti i report che ci giungono anche dagli altri Paesi segnalano che gli insegnanti-educatori-tutor non si sentono preparati ed equipaggiati a rispondere alle sfide educative che il supporto alle disabilità, specialmente intellettive, richiede - spiega l’ideatrice del progetto Silvia Fontanesi, European project designer di Cspmi -. La pedagogia dei formatori, ad oggi, non prevede che essi ricevano una formazione specifica sul tema della disabilità, spesso l’aggiornamento sul tema parte dal singolo individuo come volontà di approfondire un aspetto che tocca la sensibilità individuale, oppure come soluzione che “rincorre” un problema che ci si è trovati a fronteggiare impreparati».

FACILITATORI - Da qui l’esigenza di formare i formatori, come è avvenuto nel 2012 con 11 facilitatori che hanno accompagnato altrettante persone con autismo grazie ai finanziamenti della Provincia di Reggio Emilia, in collaborazione con l’Associazione Aut Aut, l’Ausl di Reggio, il Comune di Reggio Emilia e il Sistema scolastico provinciale. Il progetto Leonardo, invece, avrà la durata di due anni (novembre 2013-novembre 2015) e trasferirà le conoscenze e la metodologia ai Paesi partner, previo adattamento al singolo contesto socio-economico locale, mentre a Reggio Emilia si sperimenterà l’allargamento del raggio di azione del Job Trainer verso persone con disturbi intellettivi diversi dall’autismo: dislessia, sindrome di Down, spasticità…

IL NETWORK - Il progetto sarà monitorato, a garanzia di piena oggettività, da un soggetto terzo rispetto alla partnership, la società greca Cyberall Access, con sede ad Atene. Si avvarrà inoltre della collaborazione, soprattutto a livello di supervisione scientifica di Autism Europe, con sede a Bruxelles, associazione internazionale il cui obiettivo è difendere i diritti delle persone con autismo e le loro famiglie: si tratta di un network di 80 associazioni di genitori di persone con autismo in 30 Paesi europei, che rappresentano circa 3.3 milioni di europei autistici. Al termine saranno complessivamente formati circa 60 nuovi Job Trainer o facilitatori, in tutta Europa. Anche in questo caso, come nell’esperienza reggiana, il cuore della sperimentazione sarà costituito dall’opportunità di esercitare “on the job”: a ogni partecipante sarà “abbinato” un soggetto con disabilità intellettive e/o disturbi dello spettro autistico, che desideri fare un’esperienza di inserimento professionale in azienda.

 
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